Robert Fortune, l’uomo che rubò il tè alla Cina

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Nel XIX° secolo, Robert Fortune riuscì a dare una svolta all’economia inglese grazie al suo viaggio alla scoperta dei segreti del tè cinese e alle sue abilità di orticoltore che misero fine al monopolio del tè cinese. Vediamo come un solo uomo sia riuscito in un’impresa tanto importante.

FORTUNE E IL PRIMO VIAGGIO IN CINA

CHI ERA ROBERT FORTUNE

Nell’autunno del 1842, in seguito alla Prima Guerra dell’Oppio (1839-1842), la notizia della pace tra Cina e Inghilterra raggiunse le mura della Royal Horticultural Society la quale vide l’opportunità di avviare una spedizione di ricerca nella Cina più profonda.
La scoperta di nuovo materiale botanico era riconosciuta come una priorità britannica e la scelta per questa missione cadde su Robert Fortune.

Robert Fortune nacque il 16 settembre 1812, da una famiglia modesta. Non ricevette un’alta formazione, imparò nozioni di orticoltura rurale dal padre, un contadino scozzese, e da vari tirocini professionali. Nonostante ciò Fortune era un ragazzo ambizioso e infatti scalò rapidamente i ranghi dell’orticoltura: prima presso il Botanic Garden di Edimburgo e poi al Royal Horticultural Society’s Garden di Chiswick.

LA MISSIONE DI FORTUNE IN CINA

La sua missione in Cina era quella di studiare e riportare in patria rare piante d’oriente.
Scegliere Fortune si rivelò un successo: dopo tre anni in Cina (1843-1846), egli riportò numerose informazioni e specie botaniche. Una volta rientrato dal viaggio, il suo nome iniziò ad avere un certo peso nei circoli delle esplorazioni scientifiche.

LA GRANDE SCOPERTA

Nel 1843, mentre era in Cina, Fortune fece un’importante scoperta:
fino a quel momento si era sempre pensato, grazie alla teoria di Carlo Linneo del 1743, che le piante di tè fossero due ovvero la thea viridis (per il tè verde) e la thea bohea (per il tè nero) ma Fortune scoprì che la pianta di tè in realtà era una sola (la Thea Sinensis poi riclassificata come Camellia Sinensis) e che la differenza tra tè verde e tè nero era data dai processi di lavorazione.

L’INGHILTERRA, LA COMPAGNIA DELLE INDIE ORIENTALI E IL TÈ INDIANO

IL TÈ IN INGHILTERRA

La prima introduzione del tè in Inghilterra avvenne intorno al 1660 come dote della principessa portoghese Caterina di Braganza quando sposò il principe Charles II. Un lusso esotico che divenne ben presto la bevanda preferita tra l’alta società britannica, arrivando a superare anche la birra.

Il tè era monopolio della Cina in quanto, nonostante un secolo di approcci diplomatici, i cinesi non avevano mai svelato i segreti nascosti dietro la manifattura di questa pianta.

LA COMPAGNIA DELLE INDIE ORIENTALI

La Compagnia delle Indie Orientali tentò per anni di coltivare tè nella provincia dell’Assam in India. È nell’Assam infatti che il tè indiano fu inizialmente scoperto intorno al 1815 ma non fu riconosciuto tale fino al 1831.
Negli anni seguenti la Compagnia investì milioni in esperimenti per la coltivazione del tè locale nel tentativo di produrre un tè qualitativamente buono. In effetti riuscì a coltivare un tè dalle foglie simili a quelle del tè cinese ma il sapore non era altrettanto gradevole.
Ciò significava che il tè dell’Assam non avrebbe mai raggiunto gli alti prezzi del tè cinese sul mercato mondiale e si decise dunque di rivolgere l’attenzione verso la coltivazione del tè dell’Himalaya. Quest’ultimo richiedeva le stesse condizioni di crescita del tè cinese e lo spazio per una potenziale coltivazione non mancava.

IL PROBLEMA DEL TÈ HIMALAYANO

Molti, come Twinings, Gibbs, Peek e Miller&Lowcock scrissero che il tè himalayano era di alta qualità ma che c’era un problema: mancava di fragranza. Il motivo era che i semi di questo tè provenivano da Canton ovvero da una zona in cui veniva prodotto tè di bassa qualità.
Nel 1846 la Compagnia aveva coltivato circa 600 acri nei giardini dell’Himalaya ma per salire di livello necessitava sia di semi della migliore qualità cinese sia delle conoscenze dei coltivatori cinesi. Procurarsi ciò sarebbe stato impossibile agendo attraverso i normali canali diplomatici e l’unico modo per ottenere tè di qualità sarebbe stato rubarlo.

LA PROPOSTA A ROBERT FORTUNE

AL CHELSEA PHYSIC GARDEN

Nella primavera del 1848 Robert Fortune si trovava presso il Chelsea Physic Garden, un paradiso verde situato lungo le sponde del Tamigi, intento a riorganizzare il giardino officinale secondo le linee guida del sistema di classificazione di Linneo.
Come curatore del Chelsea Physic Garden, Fortune aveva raggiunto l’apice della sua carriera.

IL DR. JOHN FORBES ROYLE

Il 7 maggio del 1848 il Dr. John Forbes Royle, in qualità di consulente orticultore della Compagnia delle Indie Orientali, fece visita a Fortune per parlare di tè. Royle credeva che il tè potesse crescere in modo proficuo sulle alte quote dell’Himalaya e aveva una proposta per Fortune: tornare in Cina in nome della Compagnia delle Indie Orientali come cacciatore di tè. Il suo compito sarebbe stato quello di raccogliere semi di tè cinese e farli arrivare in India abbastanza sani da poter essere coltivati. Qualunque altro tipo di pianta trovata sarebbe stata sua di diritto. Dopo averne parlato con la moglie Jane, Fortune accettò.

IL SECONDO VIAGGIO IN CINA DI FORTUNE

PREPARATIVI ALLA PARTENZA E ALLA RICERCA DEL TÈ

Per questo viaggio Fortune aveva bisogno di servi personali in quanto la Cina era diventata un posto pericoloso. L’incremento del numero degli europei lungo le coste aveva irritato i cinesi e, soprattutto nel sud del paese, frequenti erano gli attacchi nei confronti degli stranieri.
Fortune scelse di partire subito alla ricerca del tè verde nelle province dello Zhejiang e Anhui in quanto il tè verde sarebbe stato meno complicato da raggiungere rispetto al tè nero per il quale sarebbe dovuto salire sulle alte montagne del Fujian.
R. Fortune era interessato solo al tè cinese di miglior qualità ma trovarlo e raccoglierlo non sarebbe stato sufficiente, avrebbe dovuto anche risolvere il problema del mantenimento in buono stato delle piante e dei semi durante il viaggio di spedizione.
Grazie a Wang, uno dei suoi servi personali, Fortune si procurò abiti da nobile mercante cinese in modo da potersi spacciare per un viaggiatore proveniente dai lontani confini cinesi ed esigere rispetto.

UNA SCOPERTA INASPETTATA

Nell’ottobre del 1848 arrivò in una fabbrica di tè verde lungo le rive del fiume Yangzi. Dato il travestimento, egli fu accolto con gentilezza ed onori dal proprietario della fabbrica. Durante la visita Fortune cercò di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sulla coltivazione e produzione del tè verde.
In questa occasione egli fece una scoperta inaspettata: al tè destinato all’occidente, i cinesi aggiungevano dei coloranti come il ferrocianuro per il blu di prussia e il calcio fosfato per il giallo. Il motivo era che, a detta dei cinesi, gli europei preferivano tè dai colori brillanti.

SHANGHAI E LA SFIDA DELLA SPEDIZIONE DI TÈ

Dopo aver visitato altri tre celebri distretti di tè verde, Fortune arrivò a Shanghai nel 1849, proprio durante il capodanno cinese. Qui poté usufruire della fabbrica della compagnia a cui era affiliato, la Dent&Co, per prendersi cura delle piante raccolte.

Da Shanghai spedì 13.000 tipi di piante e 10.000 semi di tè verso l’Himalaya, impacchettati in fogli di carta o in pezzi di stoffa e divisi in 4 navi. Una parte dei semi furono fatti crescere a Shanghai e ne furono spediti i germogli. Essendo stati spediti in ritardo rispetto al periodo di coltivazione, i semi sarebbero dovuti rimanere freschi fino ad ottobre per poter essere poi piantati, una sfida assai ardua.

ESITO PRIMA SPEDIZIONE

IL VIAGGIO DEI SEMI DESTINATI A CALCUTTA

Nel frattempo, nel marzo del 1849, a Calcutta Hugh Falconer era in attesa dei semi dalla Cina. Il tè di Calcutta era buono per gli esperimenti ma non per essere bevuto. Falconer, naturalista britannico, era stato incaricato di occuparsi dei semi spediti da Fortune e il sito destinato alla sperimentazione per la coltivazione di tali semi era Saharanpur, Himalaya.
Purtroppo, i semi destinati a Calcutta per qualche motivo furono deviati a Celyon (attuale Sri-Lanka) ritardando così l’arrivo a destinazione di ben 2 mesi.

Quando il carico arrivò, Falconer ne controllò il contenuto e tutto sembrava essere in ordine così ne ordinò il trasferimento verso nord-ovest.

Durante questo tragitto un ufficiale, per controllarne il contenuto, fece ciò che non doveva essere fatto: aprì le scatole contenente i semi. Una volta giunta a destinazione, la merce fu presa in carico da William Jameson, gestore dei giardini del tè dell’Himalaya. L’esito della prima spedizione fu disastroso: la maggior parte dei semi e delle piante erano in pessime condizioni.

FUJIAN, SHANGHAI E IL DILEMMA DELLA SPEDIZIONE DEL TÈ

AI TEMPLI DEL MONTE WUYI

Con l’arrivo della primavera Fortune si spostò verso il Fujian alla volta del tè nero. In India fino ad ora era stato coltivato solo tè verde e quindi era indispensabile raccogliere semi per la coltivazione di tè nero.
Fortune questa volta trovò un nuovo servo: Sing Hoo, proveniente dal Fujian.

Arrivati al monte Wuyi, si ritrovarono nel cuore delle coltivazioni di tè nero e i due furono ospiti in uno dei numerosi templi situati sulla montagna. Qui vennero trattati con alti onori e il monaco ospitante donò a Fortune preziosi semi di tè.

IL RITORNO A SHANGHAI E LA SOLUZIONE

Dopo aver fatto scorta di semi e radici, nell’autunno del 1849, i due tornarono verso la civilizzazione di Shanghai dove Fortune venne a conoscenza del quasi totale fallimento della prima spedizione di semi e piante verso l’Himalaya.

Senza perdersi d’animo si impegnò nel cercare un nuovo metodo per far giungere piante e semi in buone condizioni nei giardini himalayani.
Finalmente trovò una soluzione: avrebbe spedito i semi all’interno di un terrario in modo da creare una germinazione durante il viaggio e farli arrivare freschi a destinazione. Così fece e questa volta spedì anche i semi raccolti nel Fujian. Quando il carico giunse a Calcutta, Falconer fu entusiasta di vedere i germogli sani e pronti da coltivare.

IL METODO RIVOLUZIONARIO

In questo modo Fortune rivoluzionò il mercato del tè e grazie a lui fu possibile creare in India una qualità di tè pregiata che pose fine al monopolio del mercato del tè in Cina.

Tra la merce spedita in India, Fortune aggiunse anche tutto l’equipaggiamento necessario alla lavorazione del tè come ad esempio forni, wok e attrezzi per la coltivazione del tè. Inoltre, trovò e ingaggiò cinesi esperti disposti ad insegnare agli indiani come coltivare nel modo corretto un tè di qualità.

ph: sushaninateacup

Bibliogr. “For all the tea in China” di Sarah Rose, ed. Penguin Books

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